Crisi e sviluppo tra Guerra e Dopoguerra

Il 2 luglio 1911 si tiene a Roma il XVII Congresso Nazionale della Lega alla presenza del Ministro dell’Agricoltura On. Nitti e di numerosi delegati del movimenti cooperativi esteri.

Nel 1915 l’Italia entra nel conflitto mondiale, milioni di uomini sono chiamati alle armi e la loro partenza apre enormi vuoti anche nelle cooperative.
Il conflitto porta con sé restrizioni nell’erogazione del credito, svalutazione della moneta e aumento dei costi che si riflettono negativamente sui contratti di appalto già stipulati e non modificati, inciampi e rallentamenti sul mercato dei beni di consumo e della loro distribuzione, lievitazione dei costi dei materiali da edificazione e in generale dei beni strumentali.

L’insieme di questi fattori negativi investe tutto il fronte cooperativo e, salvo i settori che rispondono in modo diretto alle misure di mobilitazione bellica, come gli spacci e la maggior parte delle cooperative di lavoro agricole, l’intera macchina associativa deve affrontare un periodo di spinosi problemi e di aggiustamenti delle proprie strutture per adeguarle al processo di profonda trasformazione in corso nell’apparato politico-economico dello Stato.

Nell’agosto del 1915 si costituisce il Comitato Nazionale delle Cooperative di Lavoro, al quale il Governo affida appalti per 4 milioni di lire stanziati dal Ministero della Guerra; nel 1917 il Comitato Nazionale delle Cooperative di Lavoro tiene a battesimo la Federazione Nazionale delle Cooperative di Produzione e Lavoro che sorge a Roma, mentre a Milano nasce la Federazione delle Cooperative di Consumo come risultato dell‘iniziativa di un Comitato annonario promosso dalla Lega, dal Consorzio Italiano delle Cooperative di Consumo e dell‘Assessorato Comunale ai Consumi.

Nel 1915 una statistica della Lega indica l‘esistenza di 7.429 cooperative con 1.800.000 soci.
Di queste 2.408 appartengono al settore di consumo, 3.022 alla produzione e lavoro, 1.143 al settore agricolo, 105 alle assicurazioni.
Lo sviluppo e la ubicazione del movimento è essenzialmente localizzato al Nord del paese: in quatto sole regioni, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana, si trova concentrato il 60% delle cooperative.

Il 15 luglio del 1918 si tiene a Reggio Emilia il XVIII Congresso Nazionale della Lega.
Tra i vari argomenti il concesso discute sulla opportunità che l’Alleanza Cooperativa Internazionale convochi un congresso per riaffermare l‘amicizia e la fratellanza tra le cooperative di tutti i popoli.
Ma è nell’ordine del giorno Pastore che il congresso si spacca: in particolare i repubblicani romagnoli e l’Unione economico-sociale dei cattolici italiani proclamano l‘asservimento al Partito Socialista e invitano le cooperative alle dimissioni.

La conclusione del grande conflitto viene salutata con grande esultanza nel movimento cooperativo.
La Lega, rivitalizzata dai problemi assistenziali sorti durante il conflitto, cresce e si sviluppa.
E‘ una vera e propria esplosione cooperativa quella che si registra per tutto il 1919 e 1920, allorché nuclei di disoccupati e di contadini, decimati dall’aumento dei prezzi fanno appello da un lato agli spacci e ai magazzini di consumo e dall’altro alle cooperative agricole nelle campagne.

L’ordine di grandezza di questo sviluppo, nel 1921 si contano 25.000 cooperative con oltre due milioni di soci, è tanto più ragguardevole se si considera che nel 1919 giunge la prima scissione che allontana dalla Lega i cattolici che danno vita alla Confederazione delle Cooperative Nazionali, nello stesso periodo nasce la Federazione delle Cooperative fra ex Combattenti, il Sindacato Nazionale delle Cooperative e il Sindacato delle Cooperative di matrice fascista.

La Confederazione sorta formalmente nel 1919, si costituisce di fatto a Treviso nell’aprile del 1921 in occasione dello svolgimento del suo I Congresso Nazionale.
La sua costituzione corona il progetto a lungo accarezzato dai dirigenti del movimento cattolico di dare vita ad un forte organismo unitario a livello nazionale.
Alla Confederazione aderiscono tutte le Federazioni di categoria cattoliche già esistenti.

Secondo i primi dati illustrati durante il congresso dal Segretario Ercole Chiri essa rappresenta 7.365 società; tra queste prevalgono le cooperative di consumo seguite dalle casse rurali.

Per un ulteriore potenziamento il movimento cooperativo cattolico, sostenuto politicamente dal Partito Popolare di Don Luigi Sturzo, fa largo affidamento su un nuovo Istituto di credito creato quasi contemporaneamente alla Confederazione: la Banca Nazionale del Lavoro e della Cooperazione che, sostenuta dal Banco di Roma, svolge la funzione di organismo finanziario della cooperazione cattolica.
Ma la Lega regge al confronto in virtù soprattutto dei processi di ristrutturazione avviati e al suo interno si fa strada l‘illusione di un movimento cooperativo protagonista del nuovo ordine dopo la vittoria.

Il 20 gennaio 1922 si apre a Milano il XIX Congresso Nazionale della Lega che vede la partecipazione anche dei movimenti cooperativi esteri, cecoslovacco, francese e inglese.
Il congresso delibera, tra l’altro, che i rapporti fra cooperazione e resistenza siano coordinati da un unico Comitato, composto dai rappresentanti della Lega e della Confederazione Generale del Lavoro, per meglio fronteggiare la violenta reazione scatenata dallo squadrismo fascista anche nei confronti del movimento cooperativo.

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