Dal miracolo economico alla fine degli anni ’60

I fatti del 1956 in Europa e le nuove scelte strategiche adottate il Italia sia dai partiti che dai sindacati indicarono una nuova via di intervento anche alla Lega.
Il ripensamento politico delle posizioni frontiste del PSI e l’apertura al dialogo con i cattolici, la rielaborazione operata dalla GCIL al suo V Congresso Nazionale; il dibattito democristiano tra le nuove correnti di sinistra e la tradizione togliattiana della vita italiana al socialismo incidono anche nelle scelte del movimento cooperativo e inducono la Lega ad uscire dai vecchi binari classisti.

Il 1958 è un anno importante per il futuro della Lega che avverte con forza la necessità di uscire da una posizione di difesa, di “togliere dalle nostre cooperative tutto ciò che sa di chiuso e di impostazione egoistica nel senso di portare la cooperativa, la sua attività, il suo orientamento su tutti i problemi e nelle lotte, in modo tale che i lavoratori e la popolazione sentano veramente che opera nell’interesse collettivo per l‘emancipazione del lavoro e per una società più giusta”.

Gli anni ’60 si inaugurano con un forte ripensamento sui temi dell’economia e dell’autonomia del movimento cooperativo e di sottolineatura della gestione collettiva e dei fini sociali dell’impresa in alternativa agli obiettivi di accumulazione capitalistica perseguiti dalle grandi concentrazioni monopolistiche.

La cooperazione di consumo regredita a 3.694 cooperative con circa 23.000 addetti, avvia il processo di ristrutturazione della rete distributiva con la creazione con la creazione di organismi di medie dimensioni e di punti vendita moderni.
I successi di vendite e di incassi dei primi punti di vendita cooperativi rimodernati rafforzano la volontà di misurarsi con le grandi catene di supermercati privati.
Si può dire che questi anni concludono la fase storica del cooperativismo con una maggiore attenzione delle unità su dimensioni che permettono una migliore gestione quantitativa, qualitativa ed economica dell‘attività: si affermano i grandi consorzi nazionali come Coop. Italia destinata a contrattare gli acquisti di tutte le cooperative di consumo.

Nel febbraio del 1962 si tiene a Roma il XXVI Congresso Nazionale della Lega e per l’ultima volta la relazione introduttiva viene tenuta da Giulio Cerreti, Presidente in carica dal 1947.
Il Congresso prospetta una “maggiore apertura sociale dell‘impegno cooperativo con particolare riferimento ai vasti strati di ceti intermedi che possono assolvere assieme alla classe operaia un ruolo dirigente nella lotta per lo sviluppo democratico e socialista del Paese”, ed invita i cooperatori ad operare per il potenziamento degli organismi di settore, il riammodernamento e la ristrutturazione delle aziende in vista di un inserimento più deciso della cooperazione nell’economia del Paese fuori dalla vecchia e superata concezione di “salmeria del movimento operaio”.

La Lega esce dal congresso profondamente modificata e con obiettivi che non rimangono sulla carta.
Negli anni successivi si lavora a sfoltire e selezionare con criteri di economicità e funzionalità la mappa della cooperazione, si procede al ricambio dei gruppi dirigenti, si rivedono i rapporti con le Associazioni, si creano nuovi strumenti di promozione.

Il 13 maggio 1962, ad opera di 14 gruppi d‘acquisto cui aderiscono 420 soci, viene costituito a Bologna il Consorzio Nazionale Dettaglianti (CONAD) con lo scopo di organizzare in comune i rifornimenti e gli acquisti alimentari, bevande e beni di consumo.

Sempre a Bologna nel 1963 inizia l‘attività di Unipol per l‘impulso dato tra gli altri da Oscar Gaeta e Sergio Getici, responsabile del servizio sindacale della Federazione Provinciale Cooperative e Mutue.
Nello stesso anno si costituisce l‘Istituto di Credito delle Casse Rurali e Artigiane (ICCREA).
La sua nascita viene salutata positivamente in quanto si auspica ponga fine all’isolamento delle casse rurali dal resto della cooperazione organizzata.

Il 23 gennaio 1965 si apre la X Assemblea Nazionale della Confederazione che ormai rappresenta 11.000 società di primo grado, due milioni di cooperatori con 94 Unioni territoriali e con 10 Federazioni nazionali di categoria.

Due anni dopo nel giugno del 1967 a Fiuggi di tiene l‘XI Assemblea della Confederazione che delibera il reintegro della cooperazione di credito nell’ambito confederale.
La stagione delle discriminazioni e dell‘ostracismo nei confronti della Lega messa in atto dai governi centristi per tutti gli anni cinquanta è dunque definitivamente superata.

Il nuovo clima politico inauguratosi col centro sinistra, la svolta impressa dal XXVI Congresso Nazionale della Lega, offrono un clima in parte nuovo e più favorevole allo sviluppo della cooperazione.

Il 27 settembre 1968, in occasione del dibattito sul bilancio, il Ministro del Lavoro, il socialista Giacomo Brodolini, fa rilevare alla Camera l‘importanza del movimento cooperativo per la programmazione e quindi chiede “un‘azione più viva, più incisiva, per molti versi nuova di impulso ad una adeguata politica creditizia che il Ministero è in grado di svolgere”.

Gli anni ’60 si chiudono a livello nazionale con il XXVIII Congresso Nazionale della Lega che si tiene a Roma nell’aprile del 1969 e che per la prima volta dopo il 1945 vi partecipa un Ministro del Lavoro, Giacomo Brodolini.

Il Congresso indica alla Lega alcune scelte di fondo: l‘impegno per il mezzogiorno; lo sviluppo dell‘agricoltura; la soluzione dei problemi delle grandi città, ma soprattutto la realizzazione di un sistema nazionale di cooperative fortemente unite fra loro in adeguati organismi cooperativi consortili nazionali, settoriali ed intersettoriali, portando avanti nel contempo i processi di unificazione e di concentrazione aziendale e di ristrutturazione.

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