I difficili anni ’80

Negli anno ’80 le grandi trasformazioni del sistema produttivo pongono al movimento cooperativo problemi nuovi e decisivi: come affrontare il mercato e la concorrenza per non essere spinto ai margini del sistema economico; come consolidare i processi di autonomia dalle forze politiche; come accentuare e valorizzare le interconnessioni funzionali tra le imprese; come ampliare l‘orizzonte delle attività oltre i confini nazionali e oltre i canali tradizionali dell‘interscambio cooperativo; come attrezzarsi modernamente sul piano del management, della tecnologia e della finanza; come adeguare la legislazione cooperativa.
Il tutto senza perdere di vista i valori della cooperazione ovvero la solidarietà e la mutualità.

Questi problemi trovano nel XXXVII Congresso dell’Alleanza Cooperativa Internazionale tenutosi a Mosca nel 1980 un primo momento di confronto; il rapporto che riassume le tesi congressuali, noto come “Rapporto Laidlaw” costituisce il punto di partenza per una riflessione sui compiti della “cooperazione volta a contribuire a fare un mondo diverso e migliore”.

Il 23 novembre 1980 la terra trema in Campania e Basilicata causando quasi tremila morti, migliaia di feriti e la distruzione di interi paesi, la solidarietà del movimento cooperativo scatta immediatamente: l’Edilter di Bologna, presente a Salerno con numerosi cantieri, mette immediatamente a disposizione delle autorità civili mezzi e uomini, mentre da tutta Italia partono aiuti di ogni genere.
E’ lo stesso slancio di solidarietà che porterà i cooperatori a stringersi attorno alle vittime della strage fascista che il 2 agosto 1980 distrugge la stazione di Bologna causando 85 morti.

Per la Confederazione gli anni ’80 si aprono all’insegna della crisi economica congiunturale che porta nel 1983 alle dimissioni del Presidente Enzo Badioli a cui succede Dario Mengozzi.
E‘ il Congresso del risanamento, del rinnovamento e del rilancio confederale; nella mozione finale viene evidenziata l‘esigenza di assumere i problemi dell‘occupazione del Mezzogiorno, dell‘agricoltura e della imprenditoria minore come motivi di impegno costante e prioritario dell‘organizzazione.
Gli otre settecento partecipanti al Congresso Nazionale vengono ricevuti in udienza dal Papa Giovanni Paolo II che richiama l‘attenzione dei presenti sulla portata storica della cooperazione e sul servizio reso nel corso degli ultimi anni.

Per la Lega gli anni ’80 sono caratterizzati da un forte impegno sul terreno della finanza a seguito della crescente finanziarizzazione dell’economia.
Ingenti risorse sono richieste per la ristrutturazione delle imprese e del sistema anche se esse, purtroppo, saranno utilizzate prevalentemente per processi di concentrazione e in partecipazioni piuttosto che per l‘innovazione tecnico-produttiva.

La cooperazione ha più che mai bisogno di capitali, in quanto la sotto capitalizzazione delle imprese cooperative costituisce una debolezza storica.
Per soddisfare questa sua necessitala Lega, al Convegno finanziario nazionale che si tiene a Venezia il 14 maggio 1984, sceglie due strade: l‘accesso al mercato dei capitali, pur restaurando un‘impresa di persone e non di capitali, con fini mutualistici; l’aumento dell‘autofinanziamento.

Circa l‘acceso al mercato dei capitali si decide di creare come Lega, strumenti finanziari settoriali ed intersettoriali,per poter rastrellare capitali e risparmio privato da finalizzare allo sviluppo dell’impresa cooperativa: si costituisce una banca nazionale, la Banec con sede in Bologna, si potenzia Fincooper, si quota in Borsa Unipol; questa scelta, come spiega Enea Mazzoli, è determinata “non per farci omologare o per ricercare una sorta di legittimazione perbenistico-capitalistica e neppure per farci conquistare, magari pagati a peso d‘oro da qualche dinamico gruppo finanziario d‘assalto, ma solo dalla necessità di sviluppare la capacità propositiva già dimostrata in quello assicurativo”.

Relativamente all’autofinanziamento, sul piano rivendicativo il movimento cooperativo riesce ad ottenere nel 1985 la cosiddetta “Legge Marcora” n.49 del 27 febbraio 1985 contenente provvedimenti per il credito alla cooperazione e misure urgenti a salvaguardia dei livelli di occupazione.
La Legge prevede tra l’altro la costituzione di un fondo speciale a favore delle cooperative costituite tra lavoratori in cassa integrazione, sia per l‘acquisto dell‘azienda in difficoltà presso la quale avevano lavorato sia per la costituzione di una nuova società (al di fuori del settore agricolo).

Il fondo speciale eroga contributi a fondo perduto a finanziarie appositamente costituite il cui capitale è controllato almeno per l‘80% da società cooperative di produzione e lavoro.
A questo scopo la Confcooperative, la Lega e l’AGCI d‘intesa con i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL formano la Compagnia Finanziaria Industriale (CFI).

Sempre in questa ottica nel 1987, la Lega costituisce la FINEC (Finanziaria Nazionale dell‘Economia Cooperativa) controllata dal Fincooper con lo scopo di acquisire e cedere partecipazioni in aziende di interesse per il movimento cooperativo.

Nel 1989 la Lega promuove anche la Società Finanziaria Meridionale (SoFiMer) in collaborazione con Isveimer e Banco di Napoli con lo scopo di sostenere una rete di finanziarie regionali e offrire loro i servizi necessari per il miglioramento della gestione finanziaria delle imprese cooperative e la promozione di progetti di interesse cooperativo.

Alla fine degli anni ottanta nasce su iniziativa della Confcooperative Basilicata il Consorzio Cooperazione e Solidarietà (C.S.), il primo consorzio sociale costituito nelle regioni meridionali.
Alcuni anni dopo il Consorzio apre l‘adesione alle cooperative aderenti alla Lega, diventando in tal modo uno strumento unitario per lo sviluppo della cooperazione sociale.

Preceduta dalla stesura di due rapporti sullo stato dell‘Organizzazione e da una fitta rete di pre-conferenze dal 2 al 5 aprile 1987 si svolge ai Giardini Naxos la Conferenza Organizzativa della Confcooperative.
E’ un momento di serrato confronto sulle ipotesi di una nuova riorganizzazione strutturale interna.
Tra le risultanze della Conferenza la definizione della costituzione di una Consulta Economica, successivamente istituita nel novembre 1987.

Gli anni ottanta sono anche caratterizzati da una forte capacità espansiva delle cooperative nel settore delle costruzioni: che si proiettano verso zone di intervento sempre più ampie, in Italia e all’estero; si determina una crescita quantitativa straordinaria che obbliga le società a riflettere sulle caratteristiche del proprio essere cooperative.

Gli anni ottanta segnano inoltre una ripresa del dibattito sull’entità cooperativa e si accentuano i momenti di incontro tra le tre centrali cooperative.

Il 12 dicembre 1987 si costituisce a Bologna, per opera di un folto gruppo di cooperatori dell’Emilia Romagna, che riflettono tutte le componenti ideali e storiche della cooperazione, il Club 87; un circolo che svolge un‘attività culturale, informativa e di sensibilizzazione che vuole valorizzare la specificità cooperativa.

Il 13 marzo 1988 a Cianciano la Confcooperative tiene il Congresso di costituzione di Federsolidarietà; è la conclusione del percorso avviato ad Assisi dalla cooperazione sociale nel 1985.

Il 23 marzo 1988 si apre il IV Congresso della Confcooperative.
Dal Congresso emergono tre obiettivi: rilanciare l‘idea della pratica cooperativa nell’attuale fase dell’economia e della società italiana; operare un grande ammodernamento, senza snaturamenti delle imprese cooperative e della stessa organizzazione; impegnare il movimento cooperativo con un forte impulso di promozione per lo sviluppo del Mezzogiorno, delle aree in ritardo e per l’occupazione.

Il 10 novembre 1989, si celebra a Roma il 70° della Confederazione Cooperative Italiane ed il 75° della Federazione Italiana delle Casse Rurali e Artigiane.
Alla manifestazione partecipa tra gli altri il Presidente del Consiglio On. Giulio Andreotti.

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