La crescita degli anni ’70

Gli anni ’70 si aprono con la XII Assemblea della Confederazione, tenutasi a Roma, alla Domus Mariae.
Dall’Assemblea scaturiscono i lineamenti della riforma statutaria che entrerà in vigore cinque anni dopo.

Tra gli elementi di novità va ricordata l’obbligatorietà della costituzione di Unioni regionali con specifici raggruppamenti di categoria.

La XII Assemblea dà avvio al quadriennio delle riforme, privilegiando particolarmente il decentramento regionale e la specializzazione delle Federazioni di categoria, nonché il collegamento con i movimenti, organizzazioni professionali ed iniziative agenti secondo una identica ispirazione.

In questi anni iniziano a susseguirsi una serie di progetti di riforma della Legge Basevi.
Solo nel 1971 essi giungono a una conclusione di proporzioni però assai circoscritte.

La Legge n. 127 del 27 gennaio 1971, nota come “piccola riforma”, dedica grande spazio al rafforzamento imprenditoriale delle cooperative con una serie di provvedimenti fiscali fra cui in particolare l‘esenzione dell’imposta sulle società estesa anche ai consorzi cooperativi che rispondevano ai principi della mutualità e l‘estensione dell’imposta di ricchezza mobile sugli interessi delle somme versate a titolo di prestito da soci, fino ad un certo limite.

Nel 1971 un gruppo di cooperatori, di area cattolica, costituisce l‘Unione Nazionale Cooperative Italiane (UNCI).
La nuova centrale cooperativa si propone come programma la valorizzazione dell‘elemento umano e dei veri principi mutualistici, evitando lo scadimento del fenomeno cooperativistico a puro fatto economico.

Negli stessi anni la Lega prosegue il processo di riqualificazione delle strutture cooperative: anche attraverso processi di unificazione l’ACAM, azienda nata nel 1960 per offrire alle cooperative bolognesi un servizio di approvvigionamento collettivo, diviene Consorzio Nazionale delle Cooperative di Produzione e Lavoro; nel 1972 per rispondere alle nuove esigenze poste dall’evoluzione produttiva e tecnologica, nascono nuove strutture e vengono avviati processi di unificazione: l‘urgenza di aggiornare e coordinare le attività di studio, sperimentazione e ricerca condotte nel campo dell‘industrializzazione edilizia porta alla costituzione dell‘Istituto Cooperativo per l‘Industrializzazione Edilizia (ICIE).

Dalla unificazione fra la cooperativa Granarolo, aderente alla Lega e la cooperativa Felsinea, associata alla Confederazione, nasce il Consorzio Emiliano Romagnolo Produttori Latte.

L‘economia italiana si trova investita da una preoccupante stasi della produzione e da un forte aumento dei prezzi che determinano la più lunga e grave crisi del dopoguerra durante la quale cresce l‘inflazione e il disavanzo pubblico del Paese afflitto dall’inasprirsi del fenomeno terroristico, avviatosi con la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, e da preoccupanti segni di instabilità governativa.

Il 7 maggio 1973 si apre a Firenze il XXIX Congresso Nazionale della Lega.
Il movimento cooperativo prende piena coscienza della propria potenzialità socioeconomica e si pone come forza in grado di dare un contributo alla risoluzione dei gravissimi problemi che travagliano il Pese, qualificandosi come indispensabile strumento strutturale di un disegno di avanzamento democratico.

L’anno seguente, con l‘assunzione della presidenza della Lega da parte dell‘On. Vincenzo Galletti, prende avvio una stagione di forte potenziamento della presenza nazionale della cooperazione che, in particolare nell’ambito delle celebrazioni del novantesimo anniversario della fondazione della Lega, troverà formulazioni teoriche la cui validità sarà poi confermata dagli sviluppi seguenti.
Attorno alla cooperazione si accendono in quegli anni, fra l‘altro, diffuse speranze fra i giovani disoccupati e nel mezzogiorno.

Il 28 dicembre 1978, i Presidenti di tre consorzi emiliani di produzione e lavoro sottoscrivono l‘atto di fusione e costituiscono il Consorzio Cooperative Costruzioni, che rappresenta complessivamente 159 cooperative di cui ben 109 bolognesi, 33 modenesi e 17 ferraresi.
Ma è all’indomani del terremoto elettorale registratosi nel 1975/76 a favore della sinistra e particolarmente del PCI che viene riproposto sulla scena nazionale in tutta la sua efficacia il ruolo del movimento cooperativo quale originale protagonista imprenditoriale, “terza via” nello sviluppo economico del Paese, alternativa sia al capitalismo privato che al sistema delle pubbliche imprese.

Questi anni sono segnati anche da un profondo processo di rinnovamento organizzativo e politico all’interno della cooperazione cattolica: nascono consorzi nazionali, in particolare nel settore agricolo viene costituita una nuova società finanziaria, si avviano processi di formazione dei cooperatori.

E‘ comunque il primo Congresso Confederale del 1975 che imprime una svolta storica alla politica ed alla organizzazione della Confederazione sia per il forte ricambio generazionale, sia per la maggiore attenzione che viene prestata, sia per il nuovo che emerge dalla società e dal’economia e, per le profonde trasformazioni della domanda cooperativa che coinvolge ceti sociali più ampi rispetto al passato.
Viene infatti coinvolto un numero crescente di ceti sociali e di categorie professionali rispetto al passato e per motivi non più riconducibili alla sola tutela dei più deboli.

La domanda cooperativa si caratterizza in particolare fra i giovani e le donne, come domanda di lavoro qualificato, da autogestione e di una migliore qualità della vita.

La cooperazione rilancia il suo impegno sul piano politico in concomitanza con il completamento del trasferimento dalla Stato alle regioni delle competenze previste dalla costituzione che consente di avviare definitivamente una nuova esperienza di decentramento istituzionale e di valorizzare le autonomie locali.
I mutamenti che avvengono in questi anni non sono puramente quantitativi, ma prendono corpo forme di cooperazione nuove.

La Lega dà vita alle Associazioni fra le cooperative dei servizi, fra dettaglianti, fra gli operatori culturali, fra quelli del turismo.
Inoltre al fine di promuovere la crescita delle imprese cooperative in campo finanziario e di assicurare loro servizi adeguati, si attiva a Bologna nel 1977 il Consorzio Fincooper.
In pochi mesi il capitale del Fincooper passa da 352 milioni a 2 miliardi e mezzo, sottoscritti da oltre cinquecento cooperative.

Alla nascita e crescita del Fincooper si accompagna in quegli anni un programma di sviluppo della politica finanziaria nelle cooperative, basata sul prestito dei soci.

Infine in questi anni, a fronte delle difficoltà incontrate dalla realizzazione di un modello di Welfare-State che vede l’Ente pubblico come unico protagonista, nascono le prime cooperative operanti nel settore dei servizi socio-sanitari.

L’interesse che il movimento cooperativo è riuscito a suscitare con la politica di rilancio in una congiuntura economica avversa trova la conferma più significativa nella convocazione da parte del Governo nell’aprile 1977 di una conferenza nazionale sulla Cooperazione.
La Conferenza Nazionale indetta dal Governo rappresenta una svolta sia perché riunisce dopo più di 30 anni le diverse componenti della cooperazione in una sorta di assemblea generale sia perché ristabilisce ufficialmente i rapporti fra il movimento cooperativo in una sorta di assemblea generale sia perché stabilisce ufficialmente i rapporti fra il movimento cooperativo e le istituzioni pubbliche.

Aprendo i lavori, il 27 aprile 1977, il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti afferma: “La cooperazione è un fenomeno vivo, in venticinque anni le cooperative italiane sono passate dal 14.000 a 64.000.
Ed è significativo il notare che là dove vi è stato un serio impulso cooperativistico si è avuto il maggior progresso economico e sociale.

Senza nulla togliere ad altre forme organizzative, può affermarsi che una espansione di autentica cooperazione potrebbe rimuovere da molti settori condizioni critiche e disfunzioni.
In una società che lamenta l‘alto costo del denaro, una presenza maggiore delle Casse di credito cooperativo sarebbe certo giovevole.

Come pure un ruolo specifico deve vedersi ai fini di una modernizzazione nei prezzi di Vendita: esempi di cooperazione tra commercianti attestano quanto questo sia valido nei costi di distribuzione, accanto alla classica cooperazione di consumo che in qualche regione italiana ha una tradizione antica ed una consistenza efficiente”.
Uguali riconoscimenti vengono da tutti i rappresentanti di governo e di partito succedutesi alla tribuna, nonché dagli esponenti delle confederazioni sindacali e della Confapi.

Gli anni tra il 1977 e il 1979, rappresentano un periodo di eccezionale sviluppo del movimento cooperativo e non a caso essi coincidono con la fase culminante della politica di “Solidarietà Nazionale”.
In quegli anni la Lega tocca indici di sviluppo inusitati, tanto che a metà degli anni 70 raggiunge un giro d‘affari di oltre 3.000 miliardi.

Ma a segnare le cadenze di sviluppo delle cooperative non sono solo i risultati di ordine quantitativo, sorgono infatti nuove forme associative e nuove strutture in settori prima di allora ignorati e trascurati: per i servizi culturali e sociali, per quelli turistici, per la formazione professionale.

Nel gennaio 1978, si tiene a Roma il XXX Congresso Nazionale della Lega, dominato da due temi: quello dell’imprenditoralità della cooperazione e quello del rinnovato impegno meridionalista.
Durante i lavori emerge la tesi della cooperazione come terza componente dell‘economia italiana, questa formula viene accreditata dalle forze politiche.
Fra i dirigenti comunisti fu lo stesso Berlinguer a perorare l‘esistenza di un terzo settore produttivo ed il PCI che ancora partecipa alla maggioranza di solidarietà nazionale, chiede che lo Stato esprima in direzione dell‘impresa cooperativa un impegno di portata paragonabile e certo di più efficacia a quello già messo in atto per lo sviluppo dell‘industria a partecipazione statale, anche prevedendo appositi strumenti di incentivazione, promozione ed assistenza.

D’altro canto il Governo si accinge ad approvare il piano decennale per la casa, nuove misure per l‘agricoltura e la legge per l‘occupazione giovanile e c‘è quindi motivo di ben sperare.
Le disposizioni varate dal Parlamento nell’agosto 1978, confermano queste speranze.

Nel giugno 1979, si tiene presso l‘Auditorium della Tecnica di Roma, il II Congresso Nazionale della Confederazione che ha come tema “Il contributo della Confederazione per una società più giusta e solidale”.

Il congresso affronta con forza il problema dei rapporti della Confcooperative con le altre centrali cooperative, con i sindacati, con i partiti politici perché ” non può operare da sola, una organizzazione come la nostra, chiamata ad impegnarsi nel sociale, nell’economico, nel politico. Non possiamo evidentemente né concepire, né attuare alcun progetto prescindendo dagli altri”.

La mozione finale del congresso impegna il nuovo Consiglio Nazionale della Confederazione e gli altri organi confederali a proseguire nella politica dei Consorzi nazionali e della regionalizzazione.

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