Le origini del Movimento Cooperativo

Inghilterra – 1844: nasce la cooperazione di consumo

Nella cittadina inglese di Rochdale, nei pressi di Manchester, una trentina di tessitori minacciati dalla fame danno vita, sotto la guida di Charles Howart, al primo spaccio cooperativo con il fine di “migliorare la situazione economica e sociale dei soci”, passato alla storia con la denominazione di “Società dei Probi Pionieri”.

L’esperimento, riuscito, a differenza di altri simili tentati in precedenza, deve il suo successo soprattutto all’idea, rivelatasi vincente, di “fidelizzare” i soci attraverso il meccanismo della ripartizione degli utili in proporzione agli acquisti, ossia al numero delle operazioni effettuate con la Società.

I “Probi Pionieri” hanno avuto anche il merito di introdurre alcuni concetti che sono stati e restano tuttora alla base del successo della cooperazione di consumo, e della cooperazione in generale, tra i quali meritano di essere citati almeno la produzione diretta dei beni per la vendita e la raccolta di depositi da parte dei soci quale strumento di capitalizzazione della società.

Francia – 1848: nasce la cooperazione di produzione e lavoro

Pensatori come Bouchez e Blanc diffondono l’idea di statuti societari che prevedevano la destinazione dell’avanzo di esercizio per l’80% al lavoro e per il restante 20% ad accumulazione indivisibile. Sulla scorta di queste idee viene fondata la prima cooperativa di lavoro, la “Società operaia di produzione uniformi”, finalizzata, appunto alla produzione di uniformi militari. Blanc darà inoltre vita agli “Ateliers Nationaux”.

Tali esperienze, pur non producendo nell’immediato i risultati sperati, diedero comunque luogo ad un “fermento” che, a partire dal 1864 vide la rinascita ed il successivo sviluppo su vasta scala della cooperazione di produzione e lavoro.

Germania – 1849: nasce la cooperazione di credito

A partire dal 1849 vengono fondate sia le prime Banche Popolari, diffusesi in ambiente urbano sotto la spinta di Hermann Schultze-Delitzsch, che le prime Casse Rurali le quali, grazie all’opera di Federico Guglielmo Raiffeisen, contribuiscono a risollevare i ceti contadini dalle loro misere condizioni economiche.

 

In Italia, sempre nel 1849, viene fondata a Pinerolo, in provincia di Torino, la “Società Operaia e Cooperativa di Consumo”, la prima in assoluto nel nostro Paese.

Tra i vari filoni di pensiero che caratterizzano lo sviluppo della cooperazione in Italia, quello di ispirazione cattolica si manifesta fin dal 1870 con la nascita delle prime cooperative che si caratterizzano fin dal loro apparire quali strumenti potenti di emancipazione economica e sociale dei singoli aderenti oltre che delle comunità locali che esprimono una volontà di sviluppo sociale.

1886 – 100 delegati, in rappresentanza di 248 cooperative, fondano la Federazione Nazionale delle Cooperative, che nel 1893 si trasforma in Lega delle Cooperative

La cooperazione cattolica riceve un decisivo impulso dalla pubblicazione, nel 1891 dell’Enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII

I contenuti della “Rerum Novarum” rappresentano il “clima di fondo” in cui il cattolicesimo sociale organizza le prime forme cooperative nelle campagne e nei settori del consumo e del credito.

A partire da tali contenuti si svilupperà il filone di pensiero definito “Dottrina Sociale della Chiesa” al quale ancor oggi si ispira l’azione di Confcooperative.

 

1895 – Viene fondata l’Alleanza Cooperativa Internazionale. Ad essa attualmente aderiscono 230 organizzazioni di più di 100 Paesi, tra le quali le Centrali cooperative italiane, in rappresentanza di più di 760 milioni di persone.

1913 – Viene costituto l’Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione, che diverrà Banca Nazionale del Lavoro.

1919 – nasce la “Confederazione Cooperativa Italiana”, che associa 7.365  cooperative che si ispirano ai principi ed ai valori della dottrina sociale della Chiesa.

1922 – A partire da questa data, il regime Fascista impone la chiusura di moltissime cooperative, devastandone spesso la sede.

I principi di partecipazione e di democrazia economica attuati e diffusi in ambito cooperativo sono visti infatti come un ostacolo dal regime totalitario.

1923 – Inizia un processo di normalizzazione, che pone fine alla fase distruttiva e dà avvio ad un’opera di revisione, da parte del Partito nazionale fascista, del regime cooperativo. Viene  adottata  in particolare la tattica dell’annessione dei patrimoni.

Come conseguenza di questo processo, tra il 1925 ed il 1927 la Lega delle Cooperative e la Confederazione Cooperativa Italiana vengono sciolte.

Ad esse si sostituisce l’Ente Nazionale Fascista della Cooperazione, fondato nel 1926.

Il Fascismo prima, la seconda guerra mondiale poi, fanno sì che la cooperazione subisca un lungo periodo di “congelamento”.

I  principi ed  i valori  della cooperazione rimangono  tuttavia vivi e ciò ha effetto non appena vengono restaurate le libertà democratiche

In questo lungo intervallo di tempo una tappa fondamentale è l’approvazione –  nel 1942  –  del nuovo Codice Civile, che al Titolo VI racchiude le norme sulle società cooperative

Terminato il secondo conflitto mondiale, la cooperazione rinasce. Ciò avviene in parte spontaneamente, soprattutto a seguito delle particolari condizioni economiche e sociali del momento, ed in parte in modo guidato, a seguito di un interesse specifico delle forze politiche e sociali aderenti ai Comitati di Liberazione Nazionale.

 

La Confederazione Cooperativa Italiana viene ricostituita il 15 maggio 1945, in occasione  dell’anniversario della “Rerum Novarum”. Pochi mesi più tardi viene ricostituita anche la Lega Nazionale delle Cooperative.

 

1946 – Viene costituita, presso il Ministero del Lavoro, la Direzione Generale della Cooperazione, con compiti di tutela e controllo della cooperazione.

1947 – Viene varato il DLCPS n. 1577 (legge Basevi), legge fondamentale che disciplina le società cooperative regolandone la struttura giuridica e la vigilanza.

1948 – L’art. 45 della Costituzione, che entra in vigore il 1° gennaio, recita:”La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione  a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.

 

Tra i promotori della norma vi è Giuseppe Bellotti, deputato alla Costituente e vicepresidente della Confederazione.

Confederazione Cooperativa Italiana e Lega Nazionale delle cooperative vengono giuridicamente riconosciute, con un Decreto Ministeriale del 12 aprile, come “Associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza tutela e revisione del movimento cooperativo”.

 

1952 – Nasce la terza Centrale cooperativa: l’AGCI (Associazione Generale delle Cooperative Italiane).

Le Associazioni Nazionali di rappresentanza iniziano l’attività di revisione delle cooperative che ad esse aderiscono. Tale attività discende da una esplicita delega normativa della funzione di controllo, che riconosce ed attua così il principio detto di  “autocontrollo” del movimento cooperativo.

 

1959 – Vengono approvate varie leggi che, grazie all’attività di “lobbying” portata avanti dalle Centrali cooperative, riconoscono il ruolo della cooperazione (Piano verde, regolamentazione degli appalti di manodopera, leggi contro i monopoli e sulla grande distribuzione, ecc.).

1963 – Le Centrali cooperative organizzano incontri con organizzazioni sindacali e parasindacali al fine di assicurare un’incisiva presenza della cooperazione nella vita socio-economica del Paese; partecipano inoltre alle trattative per la stipulazione di contratti collettivi.

1966 – Le forze politiche vengono sollecitate dalle Centrali cooperative a sostenere in sede parlamentare la proposta di legge sulla riforma della cooperazione, presentata da Fernando De Marzi l’anno precedente.

Le Centrali si impegnano inoltre allo scopo di intensificare i rapporti con i comitati regionali per la programmazionecon gli enti di sviluppo e con le associazioni dei produttori agricoli.

1968 – Si discute dei problemi e del ruolo della cooperazione di abitazione, anche in vista della modifica delle leggi concernenti l’edilizia economica e popolare

1971 – Nasce la quarta Centrale cooperativa: l’UNCI (Unione Nazionale Cooperative Italiane).

Viene emanata la legge n. 127 (detta “Piccola riforma della cooperazione”). Tra le disposizioni di rilievo: il numero minimo dei soci, i limiti delle quote azionarie, i prestiti da soci, i requisiti dei soci, la non trasformabilità della cooperativa in altra forma societaria

1973 – Nell’ambito della riforma tributaria, le cooperative ottengono una disciplina fiscale autonoma e sistematica.

Le direttive comunitarie agricole definite “socio-strutturali” riconoscono il ruolo della cooperazione

 

1974 – Il Parlamento approva  un consistente aumento del fondo di dotazione della Sezione speciale per il credito alle cooperative presso la Banca Nazionale del Lavoro.

 

Le Centrali cooperative chiedono al Governo l’incentivazione di programmi edilizi (GESCAL, ISES, ecc.) a favore delle cooperative del settore edilizio. Per la cooperazione di consumo si rivendica il diritto-dovere di partecipare all’elaborazione dei provvedimenti inerenti alla politica dei prezzi.

 

1975 – Viene approvata la legge 285 per la promozione delle cooperative giovanili, che nasceranno in particolare nei nuovi settori dei servizi , della cultura e del terziario avanzato.

1977 – Nell’ambito della Prima Conferenza Nazionale della Cooperazione la cooperazione organizzata, mentre si dichiara disposta ad un più rigoroso impegno, chiede che vengano affrontati alcuni nodi strutturali  che impediscono un più agevole cammino sul piano normativo, finanziario, dei rapporti internazionali

1979 – Viene approvata la legge n. 457, meglio conosciuta come “Piano decennale per la casa”, che determina un forte incremento delle cooperative di abitazione

1980 – Confcooperative, Lega ed AGCI divengono socie di Cooperleasing, organismo costituito dalla Banca Nazionale del Lavoro per l’esercizio di operazioni finanziarie in favore di imprese cooperative

1982 – Le Associazioni di rappresentanza, ed in generale tutto il movimento cooperativo, devono affrontare la crisi economica, che attraversa la sua fase più acuta. In particolare le restrizioni creditizie adottate allo scopo di ridurre l’inflazione penalizzano fortemente l’intero sistema

1983 – La legge n. 72/1983, (“Visentini bis”), prevede tra l’altro, per quanto concerne le cooperative: l’elevazione dei limiti entro i quali i soci possono concorrere alla formazione del capitale, la possibilità di emettere obbligazioni e quote di fondi comuni, una migliore retribuzione del capitale, la possibilità di costituire società per azioni o a responsabilità limitata

1985 – La “legge Marcora”, che prevede la trasformazione di imprese in crisi in società cooperative, rappresenta uno strumento fortemente innovativo sul piano delle politiche del lavoro. Sostituisce infatti l’assistenzialismo con la promozione di nuove imprese per salvaguardare l’occupazione

1986 – Viene varata la “legge De Vito” finalizzata allo sviluppo di nuova imprenditorialità giovanile nel Mezzogiorno, grazie anche alla promozione di società cooperative

1987 – Si tiene l’Assemblea nazionale delle cooperative giovanili, con la presenza di numerosi rappresentanti giunti da ogni parte d’Italia. E’ la dimostrazione della vitalità del movimento cooperativo, della sua capacità di attrazione nei confronti delle nuove generazioni e dello sviluppo in nuovi settori dell’economia, come il terziario avanzato

1988 – Si avvia una fase di rilancio del movimento cooperativo, favorito anche dal positivo evolversi della congiuntura economica.

1991 – Viene approvata la legge n. 381 che riconosce e definisce ufficialmente l’esistenza ed il ruolo della cooperazione sociale.

1992 – Viene approvata la legge n. 59, che introduce significativi elementi di riforma della legislazione cooperativa.

1993 – Il Presidente del Consiglio Carlo Azelio Ciampi, nel corso dell’Assemblea con i dirigenti delle Centrali cooperative, riconosce al Movimento la capacità di produrre reddito e occupazione.

1995 – L’ONU proclama la Giornata della cooperazione: il primo sabato di luglio, a partire dal 1995, verrà dedicato al “valore dell’azione cooperativa”.

1996 – Il Presidente del Consiglio Lamberto Dini afferma che il mondo cooperativo deve appoggiare concretamente le politiche attive del lavoro e conseguire importanti risultati in molti settori.

1997 – Viene approvata la legge 266, che contiene importanti disposizioni che favoriscono la nascita di nuove società cooperative.

1998 – Oltre mille delegati partecipano all’Assemblea nazionale congiunta delle quattro Centrali cooperative. Il Presidente della Confcooperative, Luigi Marino, svolgendo la relazione introduttiva, auspica la costruzione di una politica cooperativa dell’Europa, nel cui territorio operano 83 milioni di cooperatori.

Il Presidente della Repubblica Scalfaro incontra i rappresentanti delle Quattro centrali e dichiara la sua particolare attenzione ai temi di interesse cooperativo.

2000 – Le Centrali cooperative sollecitano l’approvazione dei provvedimenti di riforma del diritto societario, cui concorrono con proprie proposte per rafforzare la specificità e l’autonomia del modello cooperativo.

La legge finanziaria per il 2001, accogliendo le proposte di Confcooperative, estende il ristorno a tutti i settori cooperativi e ribadisce con una norma interpretativa l’inderogabilità delle clausole mutualistiche.

Torna all’indice della storia delle cooperative >>>

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi