Progetto Clean&Green CUP J38C23000530003
Il progetto Clean&Green ha rappresentato un’occasione concreta per introdurre nel territorio Tusco-Reatino una combinazione innovativa di sostenibilità ambientale, tecnologia e miglioramento gestionale. Nel corso dei dodici mesi di attività, sono state sviluppate azioni integrate rivolte sia alle imprese agricole, tramite l’installazione e la sperimentazione di sonde multiparametriche per il monitoraggio dell’umidità e della temperatura del terreno, sia alle piccole e medie imprese del territorio, alle quali è stato offerto un servizio gratuito di raccolta e smaltimento dei rifiuti. L’intero percorso si è sviluppato come un lavoro di accompagnamento costante delle imprese aderenti, in cui ogni fase è stata costruita per rispondere ai fabbisogni iniziali rilevati e strutturata con un approccio operativo, tecnico e profondamente orientato all’impatto territoriale.
Creazione ed installazione delle sonde agricole
La prima fase del progetto ha riguardato l’avvio delle attività legate all’agricoltura. Confcooperative Lazio Nord ha selezionato tre aziende del territorio, ciascuna rappresentativa di una specifica filiera: VEI per la vitivinicoltura, La Regina di Sutri per il fagiolo tipico locale e l’Azienda Agricola Rossetti per la nocciola. La scelta dei terreni non è stata casuale, ma frutto di una valutazione attenta delle condizioni agronomiche, della struttura del suolo, della presenza di sistemi irrigui preesistenti e delle criticità ricorrenti manifestate dagli stessi agricoltori durante la fase di rilevazione dei fabbisogni. Nei vigneti di VEI, ad esempio, sono state individuate aree soggette a rapide escursioni termiche e forti variazioni dell’umidità superficiale, che negli anni avevano reso complessa la gestione degli stress idrici estivi. Nel terreno dedicato al fagiolo di Sutri, invece, il problema principale non era la mancanza d’acqua, ma l’irregolarità della ritenzione idrica tipica dei terreni limoso-sabbiosi, che possono drenare troppo rapidamente o, al contrario, trattenere umidità in eccesso in caso di irrigazioni non calibrate. Il noccioleto dell’Azienda Agricola Rossetti presentava un quadro completamente diverso, con consistenze e tipologie di terreno variabili in diverse zone che, in determinati periodi dell’anno, generano differenze significative nella temperatura superficiale del terreno. Proprio questa varietà di condizioni ha reso la sperimentazione particolarmente significativa, poiché ha permesso di osservare come la tecnologia potesse adattarsi a tre microambienti agricoli profondamente differenti.
Prima dell’installazione vera e propria, Confcooperative ha organizzato una serie di riunioni preliminari con il fornitore torinese dei dispositivi M-AGRI04, che ha messo a disposizione il proprio reparto tecnico per formare agricoltori e personale coinvolto. Durante tali incontri, svolti
online, i tecnici hanno illustrato il funzionamento interno dei dispositivi, la logica di trasmissione dei dati attraverso la rete 4G LTE, le condizioni di sicurezza per la gestione delle batterie e l’importanza della corretta esposizione del box esterno, che doveva essere protetto dai raggi solari diretti per evitare il rischio di surriscaldamento. Queste riunioni si sono rivelate determinanti per le aziende agricole, che hanno potuto comprendere da subito la complessità e il potenziale della tecnologia. Molti agricoltori hanno manifestato curiosità e interesse, soprattutto nel momento in cui il fornitore ha mostrato loro il processo di taratura necessario ad associare i valori grezzi del sensore a percentuali reali di umidità, una procedura che richiede due rilevazioni distinte a terreno completamente secco e completamente bagnato. La percezione comune è stata quella di essere di fronte a uno strumento tutt’altro che approssimativo, ma anzi capace di restituire un quadro preciso e costantemente aggiornato delle condizioni del suolo.
L’installazione delle sonde ha richiesto un lavoro meticoloso, svolto a stretto contatto con gli agricoltori e in condizioni non sempre semplici. Ogni dispositivo è composto da una scatola impermeabile con grado di protezione IP67 che contiene la scheda elettronica, gli interruttori di
sicurezza, il vano batterie e le antenne di trasmissione.
Il sensore di umidità, di tipo capacitivo e impermeabile, richiede di essere inserito nel suolo con una precisione che non consente errori: non deve incontrare pietre, vuoti d’aria o zone non compatte, e non può essere utilizzato per scavare il foro di inserimento, operazione che deve invece essere effettuata manualmente per preservare l’integrità della sonda. In alcuni terreni argillosi, come quelli presenti in alcune porzioni del noccioleto, l’inserimento è stato più complesso del previsto, poiché il terreno, particolarmente secco nei giorni precedenti, tendeva ad molta resistenza alla sonda e ha richiesto un lavoro di preparazione più lungo per l’inserimento del palo di sostegno e per evitare la formazione di bolle d’aria. Una volta superata la fase di installazione, è iniziata la procedura di taratura, un passaggio che ha permesso agli agricoltori di interagire direttamente con la tecnologia. Ogni azienda ha ripetuto più volte le letture di taratura per essere certa che il sistema interpretasse correttamente i valori. Le prime settimane di monitoraggio hanno prodotto una grande quantità di dati, che hanno iniziato a delineare un quadro più chiaro dell’andamento dell’umidità e della temperatura nel sottosuolo. Gli agricoltori hanno potuto osservare in tempo reale la risposta del terreno a eventi climatici specifici, come una pioggia improvvisa o un picco di caldo attraverso una dashboard intuitiva, consultabile da dispositivi sia mobili che fissi.
Parallelamente alle attività in campo, la cooperativa Archeion ha avviato lo sviluppo del software per l’analisi avanzata dei dati raccolti dalle sonde. Il processo è iniziato con la pulizia dei file CSV generati dal sistema: ogni riga conteneva indicazioni relative a temperatura del terreno, umidità, temperatura interna del dispositivo, orario della rilevazione e identificativo del modello. Archeion ha progettato un sistema in grado di interpretare automaticamente questi dati, elaborarli e restituirli in una forma leggibile e utile agli agricoltori.
Uno degli aspetti più complessi è stato lo sviluppo degli algoritmi che calcolano gli stress termici e idrici, parametrizzando le percentuali di condizioni critiche o ottimali sulla base di intervalli agronomicamente significativi. A questo si è aggiunto il modello di produttività, costruito tenendo conto di variabili quali l’età delle piante, il tipo di terreno, il numero di piante per ettaro e le condizioni ambientali registrate. Il risultato è stato un sistema completo, capace di generare automaticamente un report in PDF che riassume performance produttive, condizioni ambientali, criticità rilevate e suggerimenti operativi per la gestione futura. L’applicazione è stata utilizzata soprattutto dall’Azienda Agricola Rossetti, che ha potuto simulare la resa potenziale del proprio noccioleto sulla base delle condizioni registrate dalle sonde e valutare l’impatto economico degli stress riscontrati.
Al termine del periodo di analisi dati, è stato distribuito un questionario valutativo, per percepire i feedback direttamente dai partecipanti. I risultati sono andati a confermare quanto le azioni svolte all’interno del progetto abbiano prodotto buoni risultati sul territorio.
Secondo quanto indicato dagli operatori delle imprese che hanno usato le sonde, le innaffiature sono diminuite almeno del 30%, con punte minime diel 20% e massime del 50%. Un risultato ben oltre le aspettative iniziali. Inoltre, il 100% degli intervistati ha indicato il proprio livello di soddisfazione come massimo, avvalorando quanto effettivamente le attività siano state ben recepite dalle organizzazioni.
Raccolta differenziata dei rifiuti da ufficio
La seconda grande linea di intervento del progetto ha riguardato la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalle PMI e dalle cooperative. Per attivare questo servizio, Confcooperative ha iniziato con una comunicazione istituzionale inviata tramite circolari, con cui informava le imprese dell’avvio del progetto e della possibilità di usufruire gratuitamente del servizio. Successivamente, la comunicazione è stata rafforzata attraverso i canali social dell’associazione, che hanno permesso di raggiungere un pubblico più vasto e di mostrare concretamente le attività svolte.
Parallelamente, sono stati avviati i contatti con l’azienda incaricata del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti, con la quale si sono tenute riunioni preliminari per definire modalità operative, tipologie di materiali ammissibili e limiti quantitativi. Sono stati creati modelli da far compilare alle cooperative interessate, necessari a classificare correttamente i materiali e a predisporre la documentazione per il ritiro. Le cooperative hanno firmato le convenzioni di partecipazione e in
seguito è stato concordato un giorno unico per il ritiro, così da ottimizzare i costi e rendere più efficiente l’intera operazione. Il giorno del ritiro, la sede di Confcooperative Lazio Nord ha ospitato un container dedicato, messo a disposizione dall’azienda incaricata dello smaltimento. Nel corso della giornata, decine di cooperative si sono recate presso la sede, portando rifiuti di diversa natura, tra cui carta, cartone, apparecchiature elettroniche fuori uso, proiettori, cavetteria, prese elettriche, monitor, toner e stampanti. Sono stati consegnati anche arredi danneggiati, come sedie e componenti in plexiglass, oltre a banner pubblicitari non più utilizzabili. Ogni materiale è stato analizzato visivamente dal personale specializzato per verificarne la conformità alla normativa e la possibilità di smaltimento. Una volta completata la raccolta, il container, ormai completamente riempito fino alla capienza massima, è stato sigillato e trasportato agli impianti autorizzati. Al termine delle operazioni, Confcooperative ha ricevuto il formulario dei rifiuti, documento fondamentale che certifica l’avvenuto smaltimento a norma di legge e che attesta la quantità totale raccolta, pari a 14.000 litri.
Considerazioni finali
Nel complesso, il progetto Clean&Green ha generato un impatto tangibile, sia dal punto di vista ambientale sia da quello organizzativo. Le imprese agricole hanno potuto accedere a una tecnologia di monitoraggio avanzata, che ha permesso loro di conoscere con precisione lo stato del terreno e di adottare pratiche irrigue più razionali, riducendo gli sprechi e migliorando la resa delle colture. Al tempo stesso, le PMI del territorio hanno beneficiato di un servizio di smaltimento dei rifiuti che ha permesso loro di eliminare materiali ingombranti e potenzialmente problematici, riducendo costi e rischi legati a una gestione impropria.
Il progetto ha dimostrato come un approccio integrato, basato sulla combinazione di innovazione tecnologica e servizi ambientali concreti, possa davvero migliorare la sostenibilità complessiva del territorio. Le attività svolte hanno contribuito a costruire un modello replicabile, capace di accompagnare le imprese verso una gestione più consapevole delle risorse, riducendo gli sprechi e sostenendo concretamente la transizione verso pratiche produttive più responsabili.
Destinatari individuati ed output generati:
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Tipologia destinatario |
Valore attesto totale destinatari |
Valore effettivo raggiunto |
Valore effettivo totale |
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Imprese che usufruiscono del servizio di ritiro dei rifiuti |
3 |
3 |
3 |
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Riduzione degli innaffiamenti superflui |
20% |
30% |
30% |
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Aziende partecipanti al progetto che useranno il dispositivo dopo la fine delle attività progettuali |
2 |
3 |
3 |
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Aziende che installano sonde per la misurazione dell’umidità del terreno agricolo |
3 |
3 |
3 |
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Percentuale di gradimento del servizio attivato |
80% |
100% |
100% |
